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Architettura - Arte - Approfondimenti culturali

Progetto Palazzina 1 – Roma

Palazzina n. 1 Roma

(30-01-2019)

Seguendo un percorso nel quale tendo a dimostrare con teorie e progetti la necessità di riprendere in mano un tipo di architettura che valorizzi il vissuto quotidiano dove le persone possano sentirsi subito a proprio agio; vado a rappresentare graficamente le mie idee per meglio far capire che cosa intendo per metodo dell’architettura antica . Il costruito come elemento cardine di una società che cerca  anche nelle mura intorno a noi il senso della propria esistenza, la quotidianità che diventa elemento universale perchè quel luogo generando un forte senso di appartenenza ci fa sentire al centro del mondo e come tale parte di esso.

Progettare e costruire bene; una frase così semplice ma nella realtà ha trovato così tante deviazioni da generare strutture non proprio eccezionali per non dire totalmente alienanti. Quello che andrò ad evidenziare, come già espresso in altri articoli, è l’importanza che hanno i particolari nell’architettura,  particolari che le mode contemporanee hanno posto in secondo piano dando ampio sfogo alla composizione in volumi, realizzando quegli intrecci spaziali che spesso ci lasciano interdetti.

In questo progetto ho cercato di coniugare passato e presente; non si può tornare indietro nella storia ma nemmeno possiamo cancellare tutto il buono che ci è stato tramandato. Così ho voluto inserire in un’area perfettamente quadrata, rispettando quelli che sono i principi delle proporzioni, tre edifici con tre diverse altezze, come a riprendere quelle aree storiche di Roma dove troviamo antichi edifici di varie altezze accostati tra di loro.

Questi tre edifici sono collegati attraverso una struttura portante che guida il progetto nella sua impronta tipologica formando al tempo stesso una struttura unica ma con tre elementi separati. L’edificio più alto, che tuttavia non supera i sei piani, svetta rispetto agli altri, quasi a formare una torre quadrata che talvolta ci capita di vedere passeggiando nei centri storici italiani.

Ma la cosa per me fondamentale è stata il modo di trattare questi edifici. Ossia, che tipo di materiali utilizzare, curare anche i piccoli particolari, dare forma ai volumi.

Che significa dare delle forme ai volumi? Ma il volume che occupa quello spazio non ha già una forma?

In realtà il volume iniziale, sebbene molti architetti contemporanei lo intendano come plasmante lo spazio intorno a noi, da solo dice poco, è quello che in un altro articolo ho chiamato “assenza di mediazione“; si pretende che questo sia rappresentativo dell’idea base del progettista senza curarsi poi se ciò avvenga effettivamente nella realtà, e infatti come spesso accade non avviene.

Perchè questo? Perchè manca quella mediazione data dai particolari.  Quella che io chiamo la “spazialità dei particolari“, che è un pò il cardine di tutta la mia teoria sull’architettura.  Il volume, per farla semplice, è un pò come il marmo grezzo, sicuramente interessante ma incompleto, per farlo risaltare in tutta la sua bellezza lo scultore, tramite il suo scalpello, si preoccuperà di fornirgli tutti quei particolari in modo da renderlo un’opera d’arte.

Ed ecco che i volumi dell’edificio, dopo essere stati definiti,  verranno trattati fornendo ad ognuno la sua particolarità, così i pilastri sono stati lavorati in modo da ottenere delle smussature, dei rilievi tondeggianti nella parte frontale con l’inserimento di strisce in peperino ad evidenziarne la forma. Inoltre, questi lateralmente hanno delle svasature molto lievi dove potremmo aggiungere un materiale diverso o alcune decorazioni moderne.

Il travertino romano è il materiale che riveste tutti gli edifici, questo elemento è fondamentale, senza un materiale di un certa qualità non avremmo lo stesso risultato; forse lo avremmo sulla carta ma nella realtà si degraderebbe come tanti altri, rendendo vana l’intenzione progettuale. Un materiale come il travertino, invece, oltre a far parte della cultura romana, nel tempo acquisterebbe un fascino maggiore, creando quel  senso di appartenenza che lega le persone al luogo.

I parapetti dei terrazzi, in parte in vetro, in parte in travertino subiscono anche loro quel processo di “particolarizzazione“, andando a realizzare degli inserti in marmo rosso. Perchè, mi diranno, hai inserito dei piccoli elementi in marmo rosso? A che servono? Ebbene, quegli elementi in realtà sono fondamentali perchè definiscono l’oggetto, in questo caso il terrazzo.

L’elemento terrazzo è parte di un tutt’uno ma al tempo stesso se ne distacca e lo fa proprio tramite quegli elementi distintivi, in questo caso gli inserti in marmo rosso.

Questo passaggio è importantissimo perchè ci fa capire il metodo della progettazione, in quanto il particolare non è messo li per caso ma serve per dare ad ogni elemento funzionale una sua specificità estetica. Così come le finestre della piccola torre che sono circondate da lastre in peperino che vanno a sottolineare, oltretutto, l’importanza del materiale.

Verde, acqua, tecnologie, tutti gli elementi fanno parte di un insieme.

Il fotovoltaico spesso lo troviamo come elemento semplicemente giustapposto sul tetto perchè non sappiamo dargli una collocazione, in questo caso anch’esso gioca con le altri parti dell’edificio inserendosi di diritto nell’insieme della struttura.

Altri particolari sono le tre fasce dei terrazzi della palazzina di media altezza, dove sono inseriti i negozi al piano terra, realizzate in rame, acciaio e travertino con degli invasi nei quali attraverso piccoli montanti in acciaio è possibile far crescere dei rampicanti. La fontana che fa da angolo all’edificio più alto, i tetti verdi degli edifici più bassi. Tutti questi particolari costituiscono il reale punto d’incontro tra lo spazio reale e quello mentale. Che cosa sia lo spazio mentale lo approfondiremo in un altro articolo.

 

 

 

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© Arch. Alessandro Plini (www.archihouse.it)

Contatti per progettazioni: info@unopuntosei.net o info@archihouse.it

Mob. +39 3496039795

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